Iorio, La Penna, Rita Frattolillo e l’identità molisana

Ritorniamo ad occuparci de “Il bene comune”, il mensile diretto da Antonio Ruggieri, che nel numero in distribuzione (Gennaio 2004) presenta una singolar tenzone dialettica tra personaggi di spicco della vecchia e della nuova classe politica dominante.

A Michele Iorio che si è concesso una libera, inattesa incursione nel campo della riflessione culturale molisana ha risposto per le rime Girolamo La Penna. Il buon Girolamo o, se si preferisce, il buon Sebastiano (come parrebbe essersi ribattezzato) o Cotica Roscia (come lo ha ribattezzato Giose Rimanelli diversi lustri or sono) ha avuto partita facile a zittire l’interlocutore, reo di aver sostenuto nel quarantennale della Regione Molise la tesi di una regione troppo giovane e perciò non ancora dotata di un’identità precisa e, per sua sfortuna, sprovvista oggi come ieri di uomini rappresentativi, capaci di caratterizzare e nello stesso tempo travalicare i confini regionali.

Girolamo La Penna, cui sarebbe bastato un secco Ne ultra crepidam! per invitare il Presidente a limitarsi a fare il proprio mestiere, ha voluto strafare. E ha confezionato una dissertazione di stampo professorale, con i pregi e i difetti del genere. Legittimo il desiderio di portare acqua al mulino della propria attività politica e riconoscersi il merito pro quota di aver contribuito alla promozione dell’autonomia regionale. Ma francamente non occorreva tanto. Bastava e avanzava rimandare Iorio a studiarsi la storia patria, ricordandogli che sono almeno nove secoli, prima come Comitatus Molisii, poi come Contado di Molise, quindi come Provincia di Molise e infine come Regione Molise, che il nostro territorio costituisce entità topografica, amministrativa, culturale e sociale ben definita. Tant’è che i padri costituenti, in via interlocutoria, e il parlamento della IV legislatura, in via definitiva nel dicembre 1963, l’hanno elevato al rango di dignità regionale a dispetto della limitata estensione e dello scarso peso economico e demografico.



Sulla diagnosi specifica di un Molise privo di uomini rappresentativi, è tornata invece Rita Frattolillo, che si è voluta spendere in una perorazione, ammirevole nelle intenzioni, controproducente nel risultato. Il fulcro della sua difesa appassionata è una domanda retorica, in apparenza ben congegnata, non a caso ripresa e duplicata con rilievo grafico anche in una finestra a parte. Si chiede dunque la Frattolillo, con un briciolo di teatralità:

“Non è forse ingeneroso tacere di personalità come quella [sic] di Lina Pietravalle, Erennio Gammieri, Amedeo Trivisonno, Gino Marotta, Jacovitti, i quali, ognuno nel proprio campo, hanno ‘annesso’ il Molise alla letteratura, alla musica e all’arte nazionale ed estera?”.


Ora, sorvolando su questa disinvolta formazione di molisani emblematici (con illustri carneadi agli occhi dei corregionali, come Gammieri, o con molisani per puro accidente, come Jacovitti), è facile sgonfiare tanta bolla patetica. Basta citare Adriano Tilgher che già nel 1932 scriveva della Pietravalle, dicendola “nota al gran pubblico come la novelliera molisana per eccellenza” in quanto, “come Grazia Deledda ha annesso la Sardegna e Matilde Serao Napoli”, “il Molise è la provincia ch’ella ha annesso alla letteratura italiana [i corsivi sono nostri].

Domanda retorica per domanda retorica: – Che viene a parlare, la Frattolillo, di identità culturale molisana se da patrocinatrice qual è non è capace di articolare un concetto originale e, ovviamente senza citarlo, deve accontentarsi di rifare il verso a un letterato campano, sia pure del calibro di Adriano Tilgher?

Iorio, La Penna, Rita Frattolillo e l’identità molisanaultima modifica: 2004-02-14T11:54:43+01:00da donatig1
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