L’ostensorio di Picariello

Antonio Picariello, che per ricordare Marco Pantani ritiene doveroso parlare di se stesso e, tra l’altro, della sua “piccola eccezionale macchina fotografica”, con cui scattò “qualche immagine mai arrivata alla pellicola”, merita un encomio.



Ci permettiamo, tuttavia, di muovergli anche un appunto. Senza badare alla forzatura, il critico parte da una riflessione: “I giornali [meglio, forse, i telegiornali] hanno sostituito nelle società contemporanee gli oggetti [i momenti] liturgici del rituale Domenicale”. E dà la stura ai ricordi personali e a una cantonata: “L’attesa frenetica dell’alzata dell’Ostensorio, in età adolescenziale preannunciava il liberatorio: – La messa è finita andate in pace”.



Evidentemente il pathos del racconto in prima persona ha giocato un brutto scherzo al funambolico critico. Il “rituale Domenicale”, ossia la messa, per parlar chiaro, non prevedeva allora e non prevede oggi l’uso dell’ostensorio, né tanto meno la sua “alzata”. Invece, prevedeva e prevede l’uso del calice e della pisside e la loro alzata [meglio, forse, l’elevazione].



Pace e bene.

L’ostensorio di Picarielloultima modifica: 2004-02-17T13:58:04+01:00da donatig1
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